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	<title>Max Tomasinelli</title>
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	<description>Max Tomasinelli &#124; Artist Photographer</description>
	<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 06:43:35 +0000</pubDate>
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		<title>sense out - sens aut</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:44:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>max_tomasinelli</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
 
To make sense out of something: eng., estrapolare il significato di/da qualcosa
Sens aut: piem., senz’altro
Scrittura e segno costituiscono in questo lavoro un nuovo livello sulle fotografie di spazi museali. I musei, per antonomasia grandi scatole del sapere, si rivelano spesso incapaci di svolgere la loro funzione di intermediari culturali tra i creatori e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<!--StartFragment-->
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><span style="font-family: Skia;"><strong> <!--[endif]--></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;"><em>To make sense out of something</em></span><span style="font-family: Arial;">: eng., estrapolare il significato di/da qualcosa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;"><em>Sens aut</em></span><span style="font-family: Arial;">: piem., senz’altro</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;"><!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]-->Scrittura e segno costituiscono in questo lavoro un nuovo livello sulle fotografie di spazi museali.<span> </span>I musei, per antonomasia grandi scatole del sapere, si rivelano spesso incapaci di svolgere la loro funzione di intermediari culturali tra i creatori e il pubblico. Pur in un continuo tentativo di rendere intelleggibili i messaggi impliciti nelle creazioni d’arte, essi finiscono per svolgere la pura funzione di contenitore. Il pubblico vive questa mancanza di intermediazione con frustrazione e ritiene l’arte contemporanea incomprensibile, inarrivabile, benché essa sia molto fitta di contenuti. La previsione della non-comprensione è sospettata, al punto da perdere prioristicamente la curiosità e sentirsi autorizzati alla rinuncia. Questo difficile flusso del contenuto dell’arte verso il visitatore si deve, da una parte, al linguaggio inopportuno del sistema dell’arte, dall’altra alla rassegnazione di un pubblico sempre meno stimolato. I tentativi linguistici del museo-contenitore restano difficili, nebulosi. Pochi astanti si abbandonano a esperimenti di interpretazione e in questo compiacciono gli artisti, ma il loro sforzo determina un nuovo impreciso livello linguistico, che levandosi nelle sale dei musei costituisce un velo incompreso sopra l’immagine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Arial;">La fotografia si completa di un elemento di chiara provenienza linguistica, tuttavia chiuso in sé, presente ma indecifrabile. Il linguaggio, privato della sua funzione di elezione, assume un valore decorativo e si ritrova accessorio. Sense Out / sens aut è un lavoro sui linguaggi incompresi, su tutti i linguaggi che non filtrano o filtrano in modo dissonante, perdendo nel flusso la loro ragione di essere. Sense Out / sens aut si pone come critica del linguaggio-decoro, del linguaggio forbito-indecifrabile di molti addetti ai lavori, colpevoli di rendere l’arte ancora meno accessibile abusando del linguaggio.</span></p>
<p><!--EndFragment--><!--EndFragment-->Alcuni soggetti di &#8220;sense out&#8221; sono stati esposti nel Museo della Fotografia di Mougins, durante la mostra &#8220;Regards sur l&#8217;architecture&#8221; (marzo-aprile 2008).</p>
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		<title>sense out  - sens aut</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 10:52:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Considero che il museo fallisca spesso nel tentativo di comunicare al proprio pubblico le espressioni degli artisti che espone. E che il pubblico finisca per non porsi le domande che l’artista creatore avrebbe sperato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;sense out&#8221; è il titolo di una serie fotografica che ho iniziato al metropolitan museum of arts di new york nel 2005. Fotografo musei di arte moderna e contemporanea, con uno speciale interesse per le strutture architettoniche e per le simmetrie. Intervengo sulla fotografia, scrivendo su di essa con gesto fluido e continuo. Il linguaggio perde nel gesto il suo valore comunicativo e diventa &#8220;strutturale&#8221;.<br />
Linee e lettere perdono la loro forma nella velocità dell&#8217;esecuzione, diventano immagine sull&#8217;immagine, stimolando il desiderio di decifrazione. Considero che il museo fallisca spesso nel tentativo di comunicare al proprio pubblico le espressioni degli artisti che espone. E che il pubblico finisca per non porsi le domande che l&#8217;artista creatore avrebbe sperato. Come in una conversazione fra sordi - e il concetto si applica a molti strati della cultura contemporanea - il linguaggio, non viene recepito o viene mal interpretato. Come si fondesse alle piccole distrazioni degli astanti, al rumore dei passi, alle voci di altri visitatori, esso si eleva, vuoto, nelle sale dei musei.<br />
La scrittura che sovrappongo alle sale museali diventa metafora di questa incapacità di comunicazione. I testi sovrapposti, che pure hanno un contenuto, finiscono per perderlo nello stesso momento della stesura. Sense out e, giocando con il dialetto piemontese, &#8220;sens aut&#8221; (senz&#8217;altro).<br />
Ogni lavoro stampato lambda e montato su alluminio e dibond, è tirato in tre copie nel formato 100&#215;150 (120&#215;160 dal 2009) e in tre copie nel formato 100&#215;75. Per ogni soggetto l&#8217;autore si riserva una prova d&#8217;artista. Stampe e montaggi sono garantiti 120 anni dai rispettivi produttori, mentre le tirature sono garantite dall&#8217;autore, che in caso di danneggiamento (comprovato dalla distruzione dell&#8217;edizione danneggiata), ne stampa una copia ulteriore i cui costi di produzione restano a carico del committente.</p>
<p>maxtomasinelli</p>
<p>Alcuni soggetti di &#8220;sense out&#8221; sono stati esposti nel <span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;">Museo della Fotografia di Mougins</span></span>, durante la mostra &#8220;Regards sur l&#8217;architecture&#8221; (marzo-aprile 2008).</p>
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<div class="wp-caption alignnone" style="width: 760px"><a href="http://maxtomasinelli.com/art/foto/2005_senseout/museale012.jpg"><img title="metropolitan museum of arts, new york, 2005 " src="http://maxtomasinelli.com/art/foto/2005_senseout/museale012.jpg" alt="architect/s: Calvert Vaux and Jacob Wrey Mould" width="750" height="510" /></a><p class="wp-caption-text">architect/s: Calvert Vaux and Jacob Wrey Mould</p></div>
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		<title>MoltepliciUnici</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2009 15:08:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[testo di barbara casalaspro, presentazione della mostra "MoltepliciUnici" al Machè.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Max Tomasinelli<br />
<strong>MOLTEPLICI UNICI</strong><br />
Machè | Torino | 21 maggio – 20 giugno 2009</p>
<p style="text-align: left;"><em>di Barbara Casalaspro</em></p>
<p>Volti accartocciati e nebulosi emergono dalla carta, come da uno specchio infranto, di cui, ogni scheggia, riflette un pezzo. Tracce di rapporti umani, diversi per intensità e durata, testimonianze di incontri imprevedibili per le emozioni che lasciano in bocca, presenze e frammenti di identità.<br />
Un progetto potenzialmente infinito, perché non basterebbe una vita a ultimarlo, che ha permesso al suo autore di incontrare, conoscere e fotografare, a oggi, 63 protagonisti dell’arte contemporanea nel loro più intimo spazio di vita e lavoro: l’atelier.<br />
Scultori, pittori e fotografi rintracciati nel mondo attraverso i mezzi più disparati, con un canale preferenziale e, a posteriori, imprevedibile: la guida telefonica.<br />
Imprevedibile perché cercare un nome tra le pagine bianche di grandi metropoli come New York, Londra, Milano o Torino, non si risolve semplicemente nel trovarlo e contattarlo, bensì nello scoprire che possono esistere due, tre, cinque omonimi. E’ questa scoperta, che obbliga a contattarli tutti, a caccia della giusta identità, a determinare una riflessione inaspettata, a innescare uno sguardo diverso sulla realtà.<br />
Innanzi tutto sui mezzi attraverso cui la nostra identità viene rappresentata e comunicata: elenchi di nomi e collocazioni geografiche, che la trasformano quasi in una sequenza matematica, in uno schema geometrico.<br />
Se per i Greci, che avevano il culto degli epiteti, l’essenza della persona è nel nome, perché parte del nome è il suo etymon, la sua verità nascosta, sepolta nella sua radice, nella nostra società, fatta da identità multiple e cangianti, il nome non connota più una persona, un individuo, a un soggetto, se sganciato dal volto. E’ il volto che dà un nome, è il gesto che trasforma la folla anonima del mondo in un insieme di persone.<br />
Due linguaggi si fronteggiano e si contrappongono: quello seriale, freddo, inerte, senza sfumature, rappresentanto dall’elenco, dal nome. E quello caldo, imprevedibile, in perenne movimento, della persona, dell’individuo: l’immagine di un volto, l’odore di un corpo, l’espressione di un occhio.<br />
In Molteplici unici la fotografia, lontana dall’essere fedele riproduzione della realtà, è mezzo, insieme ad altri, per creare un nuovo spazio, dove immagini e nomi si incastrano, si sovrappongono, convivono, creando nuovi livelli d’interpretazione e riflessione su linguaggio e identità.<br />
In questo spazio, in  cui volto e nome traggono dalla compresenza la loro forza evocativa e il loro potere figurativo e raffigurativo, l’identità si svela.</p>
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		<title>ritratto d’artista di marta pastorino</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 10:10:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il linguaggio prigioniero dell’architettura
Ha 36 anni, fotografa per professione e sta conquistando a suon d’immagini piccoli e grandi collezionisti.
Nel 2008 la sua più importante mostra al Museo della Fotografia di Mougins in Francia.
Max Tomasinelli, dal 1999 passa il suo tempo creativo dentro uno studio/loft copiato a New York e incollato a Torino Nord. Tra cemento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il linguaggio prigioniero dell’architettura</p>
<p>Ha 36 anni, fotografa per professione e sta conquistando a suon d’immagini piccoli e grandi collezionisti.</p>
<p>Nel 2008 la sua più importante mostra al Museo della Fotografia di Mougins in Francia.</p>
<p>Max Tomasinelli, dal 1999 passa il suo tempo creativo dentro uno studio/loft copiato a New York e incollato a Torino Nord. Tra cemento armato e mattoni, dove una volta si stoccavano pezzi meccanici, lavora di luci, tecnologia e immaginazione per soddisfare i suoi clienti e i suoi collezionisti.<br />
Fotografo professionista, max si è formato all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, vincendo in seguito una borsa di studio per la Germania e completando  così il suo percorso formativo nella fotografia commerciale. Come professionista ha raccolto committenze commerciali di grandi aziende ed agenzie, oltre che un considerevole numero di pubblicati su testate di moda come Vogue Uomo, Fashion, Mood, GQ, Elle Decor.<br />
In parallelo, si dedica ad una fervida produzione di lavori artistici: ai ritratti strappati e riscritti dei primi anni novanta, seguono i collages di foto con iscrizioni e strappi. Nel 2003  la mostra “No man’s land” per Amnesty International, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo lo stimola a proseguire anche il lavoro d’artista.<br />
Con la mostra “Sublim-azioni” si compie un viaggio intenso nel suo archivio decennale: le immagini, poste in dialogo fra loro, si rinforzano reciprocamente in un nuovo significato.<br />
Nel 2005, durante una permanenza di tre mesi a New York, inizia una raccolta di ritratti d’artista, fotografando artisti-stars come Louise Bourgeois, Dennis Oppenheim, Mark Kostabi, Robert Longo, Lawrence Wiener, James Rosenquist. (www.portraitsofartists.com).<br />
La scrittura torna protagonista nella serie “SENSE OUT/Sens aut”, presentata al pubblico alla galleria Photo 35 di Torino nell’aprile del 2007.<br />
Il lavoro parte dalla consapevolezza della distanza tra museo e visitatore e sottolinea, attraverso l’uso di una scrittura gestuale non decodificabile, l’insuccesso della scatola del sapere nel trasmettere contenuti. L’utente, che si dice curioso dei temi delle sale che visita, lascia poi cadere distratto il messaggio, che vaga incompreso.<br />
Il linguaggio diventa perciò il più forte protagonista di questi lavori, che ci conducono ai temi dell’incomunicabilità, della contrazione linguistica, della necessità globale di una comunicazione povera e veloce.<br />
Di ritorno da un’importante collettiva al MOOMA di Shanghai con la Galleria Ellequadro Documenti di Genova e il suo progetto Artour-ò, la serie Sense out è stata selezionata al concorso Arte Laguna e sarà presente alle prossime fiere dell’arte di Reggio Emilia e Bergamo con la Galleria Granelli di Livorno.<br />
Ad Arte Fiera di Bologna 2008, Max presenterà nuove immagini, oltre ad un libro d’artista in collaborazione con lo studio Incisione Arte di Milano.<br />
Nel marzo 2008 potremo ammirare i suoi nuovi “Sense out” alla prestigiosa collettiva al Musée de la Photographie André Villers di Mougins nei pressi di Nizza, insieme a Gabriele Basilico, Lucien Hervé, Frédéric Hubert e Caroline Bach.</p>
<p align="right">Marta Pastorino</p>
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		<title>Bianco</title>
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