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MoltepliciUnici

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Max Tomasinelli
MOLTEPLICI UNICI
Machè | Torino | 21 maggio – 20 giugno 2009

di Barbara Casalaspro

Volti accartocciati e nebulosi emergono dalla carta, come da uno specchio infranto, di cui, ogni scheggia, riflette un pezzo. Tracce di rapporti umani, diversi per intensità e durata, testimonianze di incontri imprevedibili per le emozioni che lasciano in bocca, presenze e frammenti di identità.
Un progetto potenzialmente infinito, perché non basterebbe una vita a ultimarlo, che ha permesso al suo autore di incontrare, conoscere e fotografare, a oggi, 63 protagonisti dell’arte contemporanea nel loro più intimo spazio di vita e lavoro: l’atelier.
Scultori, pittori e fotografi rintracciati nel mondo attraverso i mezzi più disparati, con un canale preferenziale e, a posteriori, imprevedibile: la guida telefonica.
Imprevedibile perché cercare un nome tra le pagine bianche di grandi metropoli come New York, Londra, Milano o Torino, non si risolve semplicemente nel trovarlo e contattarlo, bensì nello scoprire che possono esistere due, tre, cinque omonimi. E’ questa scoperta, che obbliga a contattarli tutti, a caccia della giusta identità, a determinare una riflessione inaspettata, a innescare uno sguardo diverso sulla realtà.
Innanzi tutto sui mezzi attraverso cui la nostra identità viene rappresentata e comunicata: elenchi di nomi e collocazioni geografiche, che la trasformano quasi in una sequenza matematica, in uno schema geometrico.
Se per i Greci, che avevano il culto degli epiteti, l’essenza della persona è nel nome, perché parte del nome è il suo etymon, la sua verità nascosta, sepolta nella sua radice, nella nostra società, fatta da identità multiple e cangianti, il nome non connota più una persona, un individuo, a un soggetto, se sganciato dal volto. E’ il volto che dà un nome, è il gesto che trasforma la folla anonima del mondo in un insieme di persone.
Due linguaggi si fronteggiano e si contrappongono: quello seriale, freddo, inerte, senza sfumature, rappresentanto dall’elenco, dal nome. E quello caldo, imprevedibile, in perenne movimento, della persona, dell’individuo: l’immagine di un volto, l’odore di un corpo, l’espressione di un occhio.
In Molteplici unici la fotografia, lontana dall’essere fedele riproduzione della realtà, è mezzo, insieme ad altri, per creare un nuovo spazio, dove immagini e nomi si incastrano, si sovrappongono, convivono, creando nuovi livelli d’interpretazione e riflessione su linguaggio e identità.
In questo spazio, in  cui volto e nome traggono dalla compresenza la loro forza evocativa e il loro potere figurativo e raffigurativo, l’identità si svela.